GEO: cosa rende una pagina citabile dall’AI

    Cosa dice davvero Google sui requisiti, quali caratteristiche rendono un testo utilizzabile come fonte, e come si misura se sta funzionando.

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    La definizione, senza giri

    La GEO, o Generative Engine Optimization, è il lavoro che rende una pagina utilizzabile come fonte dentro una risposta generata da un sistema di intelligenza artificiale, con un riferimento visibile alla pagina stessa.

    I termini usati qui

    Si apre in una nuova scheda

    Da dove viene il termine

    È una visibilità diversa dal posizionamento: non occupi una posizione in un elenco, diventi il materiale con cui la risposta è costruita. E vale la pena sapere da dove viene la parola, perché cambia il modo di leggere i numeri che circolano.

    GEO non nasce nel marketing. Nasce da un articolo accademico del novembre 2023, GEO: Generative Engine Optimization di Pranjal Aggarwal, Vishvak Murahari, Tanmay Rajpurohit, Ashwin Kalyan, Karthik Narasimhan e Ameet Deshpande, poi accettato alla conferenza KDD 2024.

    Gli autori hanno costruito GEO-Bench, un banco di prova con diecimila domande prese da nove raccolte diverse, ognuna accompagnata dai primi cinque risultati di Google. I risultati principali del paper sono misurati lì, su un motore generativo ricostruito in laboratorio: quei cinque risultati passati a GPT-3.5. Gli autori hanno poi ripetuto la prova su Perplexity, un motore commerciale vero, ottenendo miglioramenti dello stesso ordine di grandezza.

    Il numero che circola di più, il 40%, va letto per quello che è: un massimo, non una media. È il guadagno della strategia migliore su una metrica specifica, e altre strategie testate nello stesso studio peggiorano la visibilità invece di migliorarla. Gli autori stessi notano che l’efficacia varia in base al settore, e che servono metodi specifici per dominio.

    GEO, SEO e AEO: cosa cambia davvero

    Le tre sigle vengono presentate come discipline separate. Sono piuttosto tre obiettivi diversi sullo stesso lavoro.

    Le tre sigle a confronto: quale obiettivo persegue ciascuna e che cosa si ottiene.
    SiglaObiettivoCosa ottieni
    SEOEssere trovatiUna posizione in un elenco di risultati
    GEOEssere citatiIl tuo contenuto dentro una risposta generata, con riferimento alla pagina
    AEORispondere a una domanda precisaLa risposta diretta, in uno snippet o in un assistente

    La distinzione utile è una sola: nella SEO l’obiettivo è che una persona clicchi, nella GEO è che un sistema usi il tuo testo. Ma i mezzi si sovrappongono quasi del tutto, e il motivo lo spiega Google.

    Cosa dice davvero Google

    È la parte che molte guide italiane non riportano, ed è la più utile perché fa risparmiare lavoro.

    Nella pagina sulle funzionalità AI e il tuo sito web, Google scrive: “Non sono previsti requisiti aggiuntivi per la visualizzazione in AI Overview o in AI Mode, né sono necessarie altre ottimizzazioni speciali”. E aggiunge: “Non è necessario creare nuovi file leggibili dai computer, file di testo o markup AI per essere visualizzati in queste funzionalità; inoltre, non serve aggiungere dati strutturati schema.org speciali”.

    Le condizioni di idoneità per essere mostrati come link di supporto sono tre, e sono quelle di sempre:

    • la pagina deve essere indicizzata;
    • deve essere idonea a comparire nella Ricerca con uno snippet;
    • deve rispettare i requisiti tecnici della Ricerca.

    Soddisfarle rende la pagina idonea, non garantisce la citazione.

    Nella guida su come ottimizzare per l’AI generativa, Google è altrettanto esplicito su cosa non serve: un file llms.txt non viene usato dalla Ricerca, non è necessario spezzettare i contenuti perché l’AI li capisca, scrivere pensando alle macchine non aiuta, e i dati strutturati non sono un requisito per le risposte generative, pur restando utili per i risultati avanzati.

    Quello che Google indica come decisivo è un altro: “la creazione di contenuti che le persone trovano unici, interessanti e utili probabilmente influenzerà nel lungo periodo la presenza del tuo sito web nella ricerca basata sull’AI generativa più di qualsiasi altro suggerimento contenuto in questa guida”.

    Tradotto: buona parte delle “tecniche GEO” vendute come nuove non sono richieste da nessuno. Il lavoro vero è a monte, e riguarda cosa c’è scritto nella pagina e se la pagina è leggibile.

    I controlli che hai a disposizione

    Sono i controlli di sempre: metatag robots, un attributo HTML e una direttiva nel robots.txt. Conviene sapere cosa fa ciascuno, perché si confondono spesso.

    • nosnippet e max-snippet, metatag robots, limitano le anteprime che Google può mostrare. La documentazione sui metatag robots è esplicita: nosnippet impedisce che i contenuti vengano usati come input diretto per AI Overview e Modalità AI.
    • data-nosnippet è un attributo HTML e fa la stessa cosa su porzioni di testo invece che sull’intera pagina.
    • noindex toglie la pagina dall’indice, e con essa ogni possibilità di comparire.
    • Google-Extended è un token per il robots.txt, non un metatag. Limita l’uso dei contenuti per l’addestramento dei modelli Gemini e per la fondatezza, cioè il recupero dall’indice della Ricerca verso il modello nelle app Gemini e in Vertex AI. Google precisa che non influisce sull’inclusione del sito nella Ricerca e non è un fattore di ranking.

    Bloccare l’addestramento e bloccare il recupero al momento della domanda sono controlli distinti, su tutti i sistemi. Confonderli porta a due errori opposti: credere di essersi protetti quando non è vero, oppure azzerare la propria citabilità pensando di aver bloccato solo l’addestramento.

    Perché la scansione viene prima

    Niente di tutto questo conta se la pagina non viene letta, ed è qui che si gioca la parte tecnica.

    I sistemi di risposta lavorano in gran parte recuperando documenti al momento della domanda, quello che in letteratura si chiama RAG, generazione aumentata dal recupero: il sistema cerca documenti pertinenti in un indice, li legge e costruisce la risposta citandoli. La catena tipica è questa, e ogni anello dipende dal precedente: la pagina viene scansionata ed entra in un indice, viene recuperata al momento della domanda, e solo allora può essere citata. Alcuni sistemi in più scaricano direttamente l’indirizzo quando l’utente lo chiede, ma il punto di partenza non cambia.

    Da qui discendono tre condizioni tecniche minime:

    1. Il testo della risposta è presente nel documento iniziale. I crawler raggiungono i contenuti in modi differenti, e i test indipendenti disponibili mostrano che parecchi di quelli dei sistemi AI non eseguono JavaScript: quello che compare solo dopo l’esecuzione del codice per loro può non esistere. Vale anche per Google, dove il rendering avviene in una coda separata e successiva alla scansione.
    2. Le risposte non sono nascoste dietro un’interazione. Una sezione di domande e risposte che si apre solo al clic è un problema tecnico prima che editoriale, se il testo non è comunque presente nell’HTML.
    3. Nessuna regola blocca l’accesso agli agenti dei motori di risposta. I sistemi AI usano crawler propri, con nomi diversi da quelli dei motori di ricerca e spesso con agenti separati per l’addestramento e per il recupero. Vanno controllati nei log e gestiti nel robots.txt in modo deliberato, bloccando solo quello che davvero non deve essere letto.

    Da dove si comincia

    L’ordine conta, perché i primi due passaggi rendono possibili gli altri e costano meno di quanto si creda.

    1. Verifica che le pagine siano leggibili. Contenuto nell’HTML iniziale, nessun blocco involontario nel robots.txt, nessuna risposta chiave nascosta dietro un clic. Senza questo, tutto il resto è inutile.
    2. Verifica i controlli di anteprima. Che nosnippet o max-snippet non stiano limitando il testo che vorresti veder citato, e che nessuno abbia bloccato per errore gli agenti dei motori di risposta.
    3. Riscrivi le aperture. Una definizione o una risposta diretta nelle prime righe delle pagine che contano di più, in un blocco che regge da solo.
    4. Costruisci il paniere di domande e fai la prima rilevazione, prima di cambiare altro. Senza un punto di partenza non saprai se quello che fai dopo funziona.
    5. Poi il resto, che è il lavoro editoriale di sempre: coprire le domande per intero, con dati verificabili e una struttura in cui ogni sezione chiude qualcosa.

    Nessuno di questi passaggi è una tecnica nuova. È la ragione per cui Google dice che non servono ottimizzazioni speciali.

    Cosa rende una pagina utilizzabile

    Una risposta generata si assembla prendendo affermazioni verificabili da più fonti. Le pagine che finiscono citate, nella nostra esperienza, hanno una cosa in comune: contengono frasi che stanno in piedi da sole, senza il paragrafo intorno a fare da contesto.

    Questo cambia il modo di scrivere più di quanto sembri. Una definizione in apertura, un numero con la sua unità accanto e la fonte, una frase che chiude una domanda: sono blocchi estraibili. Un ragionamento che si chiude solo a fine pagina no.

    Cosa hanno in comune le pagine citate

    • Una definizione esplicita nelle prime righe della pagina, scritta in modo da reggere fuori dal suo contesto.
    • Affermazioni che restano vere fuori dal loro paragrafo, senza riferimenti come “come detto sopra” o “in questo caso”.
    • Numeri che portano con sé la fonte e il periodo che coprono, perché un numero senza provenienza è il primo a essere scartato.
    • Una struttura in cui ogni sezione chiude una domanda sola, invece di toccarne cinque senza chiuderne nessuna.

    Non è solo esperienza sul campo: è anche quello che ha misurato lo studio che ha introdotto il termine GEO. Le tre strategie di scrittura con i guadagni maggiori sono risultate l’aggiunta di citazioni da fonti autorevoli, l’aggiunta di statistiche al posto di affermazioni generiche e la dichiarazione esplicita delle fonti. Strategie di segno opposto, come infilare parole chiave nel testo, hanno peggiorato la visibilità.

    Vale la pena notare che sono le stesse cose che rendono una pagina leggibile a una persona di fretta. Non è una coincidenza, ed è coerente con quello che Google dice sui contenuti utili: non esiste una scrittura per le macchine separata da una scrittura per le persone.

    Come si misura

    Le citazioni non compaiono nei report di posizionamento classici. Per le funzionalità AI della Ricerca, Google indica che il traffico proveniente da AI Overview e Modalità AI è incluso nel report sul rendimento di Search Console, dentro il tipo di ricerca “Web”: non esiste un report separato. Per tutti gli altri motori non esiste alcun report: le citazioni vanno raccolte interrogandoli sulle domande che contano e registrando cosa succede.

    Il metodo conta più dello strumento, perché senza un metodo i dati non sono confrontabili nel tempo.

    Come costruire la misura

    1. Definisci un paniere fisso di domande, quelle che i tuoi clienti fanno davvero. Fisso è la parola importante: se cambi le domande, perdi il confronto.
    2. Ripeti ogni domanda più volte, non una sola. Lo stesso motore interrogato due volte sulla stessa domanda può citare fonti diverse, e una rilevazione singola non distingue un miglioramento reale da una variazione casuale.
    3. Registra sempre le stesse cose: la domanda, il motore, la data, se la tua pagina compare come fonte, quali altri siti compaiono, e come è formulata l’affermazione attribuita alla tua pagina.
    4. Confronta nel tempo e con i concorrenti. Quello che dice qualcosa non è il numero assoluto, è come cambia dopo un intervento e come si colloca rispetto a chi viene citato al posto tuo.

    L’ultima informazione da registrare, la formulazione dell’affermazione attribuita, è la più sottovalutata: leggere come il motore ha riformulato la tua frase dice se la pagina è stata capita, e spesso spiega perché la volta dopo non è stata scelta.

    Le citazioni portano traffico?

    Meno di una prima posizione, e in modo diverso. Su questo non esistono dati pubblici affidabili, quindi quella che segue è un’osservazione di chi ci lavora, non un numero: chi arriva da una citazione ha già letto una risposta e cerca verifica o approfondimento. Poco volume, molto qualificato.

    Conviene diffidare di chi promette volumi di traffico dalle citazioni, perché al momento nessuno può sostenerli con dati. Il valore sta nel comparire nel momento in cui una persona sta decidendo, e nel farlo con una frase attribuita al tuo sito invece che a un concorrente.

    Domande frequenti

    Cos’è la GEO in parole semplici?

    La GEO, o Generative Engine Optimization, è il lavoro che rende una pagina utilizzabile come fonte dentro una risposta generata dall’intelligenza artificiale, con un riferimento visibile alla pagina. È una visibilità diversa dal posizionamento: non occupi una posizione, diventi il materiale con cui la risposta è costruita.

    Che differenza c’è fra GEO, SEO e AEO?

    La SEO punta a far trovare la pagina in un elenco di risultati, la GEO a farla citare dentro una risposta generata, la AEO a farla rispondere a una domanda precisa. Sono tre obiettivi diversi, ma i mezzi si sovrappongono quasi del tutto.

    Servono tecniche speciali per comparire nelle risposte AI di Google?

    No. Google scrive che non sono previsti requisiti aggiuntivi per comparire in AI Overview o in AI Mode e che non è necessario creare file leggibili dalle macchine o markup AI. Le condizioni di idoneità sono tre: pagina indicizzata, idonea a comparire con uno snippet e conforme ai requisiti tecnici della Ricerca. Soddisfarle rende la pagina idonea, non garantisce la citazione.

    Serve un file llms.txt?

    No. Google scrive che la Ricerca non utilizza questi file. Non serve nemmeno spezzettare i contenuti perché l’AI li capisca, né scrivere pensando alle macchine.

    Esiste un formato che viene citato?

    Non un formato, una struttura: una definizione in apertura, affermazioni che reggono fuori dal loro paragrafo, numeri con la loro fonte e il periodo che coprono. Sono le stesse cose che rendono una pagina leggibile a una persona di fretta.

    Da dove viene il dato del 40% di visibilità in più?

    Da un articolo accademico del 2023 che ha introdotto il termine GEO, accettato a KDD 2024. È un valore massimo, non una media: il guadagno della strategia migliore su una metrica specifica, misurato su GEO-Bench, il banco di prova costruito dagli autori. Gli stessi autori hanno poi verificato i metodi su Perplexity, ottenendo miglioramenti dello stesso ordine. Altre strategie testate nello studio peggiorano invece la visibilità.

    Come si misurano le citazioni?

    Interrogando i motori su un paniere fisso di domande, ripetendo ogni domanda più volte perché le risposte variano da un’esecuzione all’altra, e registrando ogni volta le stesse informazioni: domanda, motore, data, presenza della pagina, altre fonti citate e formulazione dell’affermazione attribuita. Il dato utile è il confronto nel tempo, non il numero assoluto.

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